venerdì 26 marzo 2010

2009 - Herta Muller - Germania


2008 - Jean-Marie Gustave Le Clézio - Francia/Mauritius


2007 - Doris Lessing - Regno Unito


2006 - Orhan Pamuk - Turchia


2005 - Harold Pinter - Regno Unito


2004 - Elfriede Jelinek - Austria


2003 - John M coetzee - Sud Africa


2002 - Inre kertesz - Ungheria


2001 - Sir Vidiadhar Surajprasad Naipaul - Regno Unito


2000 - Gao Xingjian - Francia


1999 - Gunter Grass - Germania


1998 – José Saramago – Portogallo




Incipit di “Cecità”.

Il disco giallo si illuminò. Due delle automobili in testa accelerarono prima che apparisse il rosso. Nel segnale pedonale comparve la sagoma dell’omino verde. La gente in attesa cominciò ad attraversare la strada camminando sulle strisce bianche dipinte sul nero dell’asfalto, non c’è niente che assomigli meno a una zebra, eppure le chiamano così. Gli automobilisti, impazienti, con il piede sul pedale della frizione, tenevano le macchine in tensione, avanzando, indietreggiando, come cavalli nervosi che sentissero arrivare nell’aria la frustata. Ormai i pedoni sono passati, ma il segnale di via libera per le macchine tarderà ancora alcuni secondi, c’è che dice che questo indugio, in apparenza tanto insignificante, se moltiplicato per le migliaia di semafori esistenti nella città, e per i successivi cambiamenti dei tre colori di ciascuno, è una delle più significative cause degli ingorghi, o imbottigliamenti, se vogliamo usare il termine corrente, della circolazione automobilistica.

1997 - Dario Fo - Italia


1996 - Wislawa Szymborska - Polonia


1995 – Seamus Heaney – Nord Irlanda


Un artista (poesie scelte)

Mi piace, l’idea della sua rabbia.
La sua ostinazione contro la roccia, la sua
coercizione della sostanza dalle mele verdi.

Il suo modo di fare il cane che abbaia
All’immagine di se stesso che abbaia.
E l’odio per l’abbraccio del suo lavoro
come se fosse
l’unica cosa degna di lavoro –
la volgarità di aspettarsi sempre
gratitudine o ammirazione, che poi
sarebbe stato come rubargli qualcosa.

Il modo in cui la sua fermezza d’animo
teneva e si rafforzava,
perché faceva quello che sapeva.
La sua fronte come una boule lanciata
attraverso lo spazio non dipinto
dietro la mela e dietro la montagna.

1994 – Oe Kenzaburo – Giappone




Incipit di “L’animale d’allevamento”

Mio fratello e io rimestavamo con pezzi di legno la superficie morbida, odorante di grasso e di cenere del forno crematorio provvisorio, costituito da una buca poco profonda scavata nel sottobosco del fondovalle. Il tramonto e la nebbia – una nebbia fredda come l’acqua di fonte che sgorgava nel bosco – avevano già avvolto il fondovalle, e sul piccolo villaggio che noi abitavamo, raccolto intorno alla strada sassosa sul lato della montagna rivolto verso la valle, calava una luce violetta. Io raddrizzai la schiena curva e distesi l’intera cavità orale in uno sbadiglio privo di forza. Anche mio fratello si alzò facendo un piccolo sbadiglio e mi sorrise.

1993 – Toni Morrison – USA




Incipit di “Amatissima”

Il 124 era carico di rancore. Carico del veleno d’una bambina. Le donne lo sapevano, e così anche i bambini. Per anni ognuno aveva cercato a modo suo di sopportare il rancore di quella casa ma, nel 1873, le uniche vittime rimaste erano Sethe e sua figlia Denver.

1992 – Derek Walcott – Saint Lucia




Il pugno

Il pugno stretto intorno al mio cuore
si allenta un poco, e io respiro ansioso
luce; ma già preme
di nuovo. Quando mai non ho amato
la pena d’amore? Ma questa si è spinta

oltre l’amore fino alla mania. Questa
ha la forte stretta del demente, questa
si aggrappa alla cornice della non-ragione, prima
di sprofondare urlando nell’abisso.

Tieni duro allora, cuore. Così almeno vivi.

1991 – Nadine Gordimer – Sud Africa


Incipit de “Il mondo tardoborghese”

Aprii il telegramma e dissi: “È morto”. Sollevando lo sguardo verso quello di Graham Mill compresi che sapeva di chi stavo parlando, prima ancora che potessi dirlo. Aveva incontrato alcune volte Max, il mio primo marito, e naturalmente sapeva tutto di lui: mi aveva aiutata a vederlo quando era in carcere.

1990 – Octavio Paz – Messico


Incipit de “Il labirinto della solitudine”

A tutti noi, in un dato momento, la nostra esistenza si è rivelata come qualcosa di particolare, inalienabile e stupendo. Quasi sempre questa rivelazione avviene durante l’adolescenza. La scoperta di noi stessi si manifesta come un saperci soli; tra il mondo e noi s’innalza un’impalpabile, trasparente muraglia: quella della nostra coscienza.