giovedì 25 marzo 2010

1967 – Miguel Angel Asturias – Guatemala




Tratto da “Leggende del Guatemala”

Guatemala

La carretta arriva al villaggio, un giro di ruota dopo l’altro, giorno dopo giorno. Alla fermata, dove finiscono la via e la strada, c’è la prima bottega. I proprietari sono vecchi, hanno il gozzo, hanno visto cose spaventose: fantasmi, spiriti vaganti, raccontano miracoli e chiudono la porta quando passano gli zingari, gente che ruba i bambini, mangia carne di cavallo, parla con il diavolo e fugge davanti a Dio.

1966 – Nelly Sachs (Germania)




Tratto da “Apriti notte”

Bianca nel parco dell’ospedale

Nella neve
la donna passa
tiene dietro la schiena
contratta con presa sbagliata
in modo furtivo
rami staccati con gemme
ancora coperti di notte

Ma lei immobile nella follia
nella neve
guardando intorno a sé e sbarrati
gli occhi dove
da ogni lato il nulla sopravviene –

Ma furtiva la lontananza
si è nella sua mano
messa in moto –


II

Il silenzio imbevuto di tante ferite
religione di oranti che si sono dipartiti
vive ancora il martirio
sempre nuovo come primavera -

1966 – Shmuel Yosef Agnon - Israele




Incipit di “Un cane randagio” tratto dal romanzo “Il tempo di prima”

Un ricco possidente di Buchara era venuto dalla sua città a Gerusalemme, per pregare davanti al Signore nei luoghi santi e prostrarsi sulle tombe dei Padri e delle Madri d’Israele prediletti dell’Altissimo. Giunta l’ora di tornare al suo paese, gli doleva il cuore a lasciare Gerusalemme, città santa, che uscire è come precipitare nella Geenna.

giovedì 18 marzo 2010

1965 – Michail Sholokhov– URRS


Incipit de “Il placido Don”

La casa dei Melechov si trova proprio al limite del villaggio. Il portone del cortile dov’è il bestiame guarda a tramontana verso il Don. Un ripido pendio di una ventina di metri, tra macigni calcarei chiazzati di muschio verdastro – ed ecco la riva: un largo strato di conchigliette color madreperla, una grigia striscia sinuosa di ghiaia, continuamente baciata dalle onde, e più oltre la rapida corrente in mezzo al Don che s’increspa sotto il vento con riflessi d’acciaio.

1963 – Giorgio Seferis – Grecia


Tratto da “Svolta”

XVIII

Ho lasciato passare una fiumana
fra le mie dita
senza bere una stilla: m’accoro.
Naufrago della pietra.
Un pino basso sulla terra rossa,
l’unica compagnia.
Tutto che amai s’è perso con le case
che l’altra estate erano nuove, e sono
dirupate nel vento dell’autunno.

1962 – John Steinbeck – USA


Incipit di “Uomini e topi”

Poche miglia a sud di Soledad, il Salinas capita sotto le falde dei colli, dove scorre verde e profondo. L’acqua è anche tiepida, perché è sgusciata sfavillando sulle sabbie gialle nel sole, prima di giungere alla stretta pozza. Su una riva del fiume i pendii dorati del contrafforte salgono dolcemente ai monti Gabilan forti e rocciosi; ma a valle l’acqua è orlata di piante: salici verdi e novelli ad ogni primavera, ingombre le forche dei rami bassi dal tritume della piena invernale, e sicomori dalle candide e screziate braccia penzolanti, e dalle fronde arcuate sulla corrente. Sulla riva sabbiosa sotto gli alberi giacciono le foglie dissecate in strato così alto, che la lucertola fa un grande trapestio correndovi in mezzo. I conigli escono dalla macchia a sedersi sulla sabbia nella sera, e le radure acquitrinose sono disseminate delle tracce notturne dei tassi, delle larghe zampate dei cani dei ranches e delle orme a cuneo dei daini che vengono a bere all’ombra.

mercoledì 17 marzo 2010

1961 – Ivo Andric – Bosnia




Incipit di “Il ponte sulla Drina”

Per la maggior parte del suo corso il fiume Drina s’apre la strada attraverso anguste gole tra scoscese montagne o attraverso profondi canon dai fianchi a picco. Soltanto in alcuni tratti le sue sponde ai allargano in aperte pianure per formare, su una o su entrambi le rive, distese solatie, in parte piane, in parte ondulate, atte a essere lavorate e abitate. Un ampliamento di questo genere si trova anche qui, presso Visegrad, nel punto in cui la Drina scaturisce con un’improvvisa svolta dalla profonda e stretta gola formata dai Massi di Butko e dai monti di Uzavnica. La curva della Drina è oltremodo angusta e le montagne ai due lati sono talmente ripide e ravvicinate che sembrano un massiccio compatto, dal quale il fiume scaturisce come da una cupa muraglia. Ma qui le montagne si allargano improvvisamente in un anfiteatro irregolare, il cui diametro, nel punto più ampio, non supera la quindicina di chilometri in linea d’aria.