Andavano e sempre camminando cantavano eterna memoria, e a ogni pausa era come se lo scalpiccio, i cavalli, le folate di vento seguitassero quel canto. I passanti facevano largo al corteo, contavano le corone, si segnavano. I curiosi, mescolandosi alla fila, chiedevano: “Chi è il morto?”. La risposta era: “Zivago”. “Ah! Allora si capisce”. “Ma non lui, la moglie”. “È lo stesso. Dio l’abbia in gloria. Gran bel funerale”.
Oggi la mamma è morta. O forse ieri, non so. Ho ricevuto un telegramma dall’ospizio: “Madre deceduta. Funerali domani. Distinti saluti”. Questo non dice nulla: è stato forse ieri.
Il battello postale in servizio lungo la costa islandese, arranca prudentemente attraverso la nebbia compatta. Orientandosi sulle stelle e sulle rocce a picco, s’insinua nel fiordo di Axlar per giungere senza ritardo ad Oseyri. La nebbia nevosa è attraversata dagli acuti sibili del fischietto del comandante. Nel salone di prima classe, due viaggiatori dall’aspetto distinto, proveniente dal Mezzogiorno, parlano delle luci che si veggono splendere sulla riva. - Quando si naviga lungo questa costa – essi dicono – nel profondo buio invernale, non si può fare a meno di pensare che difficilmente, nel mondo intero, possa esistere qualche cosa di più povero e insignificante d’un paesello aggrappato ad alte montagne scoscese. Come si svolge la vita laggiù? Come vi si muore? Che cosa si dice quella gente quando si desta al mattino? E la domenica in qual modo se la passa? chissà come si sentirà il pastore quando sale sul pergamo a Natale e a Pasqua. Non voglio dire che cosa intenda, ma soltanto che cosa pensi.
Sul finire dell’estate di quell’uomo eravamo in una casa in un villaggio che di là del fiume e della pianura guardava le montagne. Nel letto del fiume c’erano sassi e ciottoli, asciutti e bianchi sotto il sole, e l’acqua era limpida e guizzante e azzurra nei canali. Davanti alla casa passavano truppe e scendevano lungo la strada e la polvere che sollevavano copriva le foglie degli alberi. Anche i tronchi degli alberi erano polverosi e le foglie caddero presto quell’anno e si vedevano le truppe marciare lungo la strada e la polvere che si sollevava e le foglie che, mosse dal vento, cadevano e i soldati che marciavano e poi la strada nuda e bianca, se non per le foglie.